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La Fondazione Giorgio Gaber nasce nel 2006, proseguendo nell'attivita' svolta dall'omonima Associazione Culturale costituitasi all'indomani della scomparsa dell'artista. Gli obiettivi principali della Fondazione sono la divulgazione e la valorizzazione della figura e dell'opera dell'artista rivolta in particolare alle fasce di pubblico piu' giovane.

Lona (canzone-prosa)

 

Testo Lona (canzone-prosa) - 1976/1977

 

E poi mi ricordo 
eravamo io Giulio e Lorenza 
e si correva in una strada sabbiosa 
e tu ci venivi dietro con indifferenza 
per non farci capire che eri gelosa.
 
Era il giorno in cui mi accorsi 
del nostro sfacelo 
e decisi di starmene 
un po' da solo
 
Poi ho vissuto con Giulio
eravamo della stessa razza
e leggevamo le stesse poesie
mi piaceva la sua delicata
e inquietante dolcezza
e si fondevano bene
le nostre malattie
 
Si cenava la sera alle nove
e piano piano
con la stessa dolcezza
noi ci odiavamo
 
Piano piano era già diventato
un rapporto pazzesco
allora capii che era meglio
un pastore tedesco
 
Lo Lo Lona Lo Lo Lona
Loo o Lona Lo o Lona
 
E’ buona la Lona
è un cane perfetto
mi piace la sua distaccata
elegante fierezza
 
E’ un cane di razza
un esemplare stupendo
se la chiamo risponde
ai comandi e si muove di scatto
 
Ho trovato con lei 
finalmente 
un rapporto perfetto
 
Loo Lona  Loo Lona
 
Le apro la bocca
per farle un dispetto
lei reagisce fa finta
di mordermi ma per giocare
 
Si fa accarezzare
e senza chiedermi niente
mi sta sempre vicino
la Lona vuole solo il mio affetto
io la chiamo al mattino
lei mi mette le zampe sul letto
 
Buona Lona
devo uscire un momento
buona cosa c’hai da guardare
torno presto lo sai
non ti posso portare
 
Ecco vedi sono già tornato
hai visto Lona non sono partito
non fare quella faccia 
non guardarmi così
sono qui
 
Basta Lona
che cosa ti piglia
non lo vedi che mi ami troppo
che mi ami male
 
Non è mica normale anche se uno non vuole
va sempre a finire così che ci si assomiglia
tu sei tutto per me sei una madre
una moglie una figlia
 
Ma non vedi come mi hai ridotto
sono sfinito mi hai distrutto
non posso mangiare nel piatto dove
mangi tu
 
Non posso leccarmi i baffi
rincorrere gatti e farfalle
adesso ne ho piene le palle
non ne posso più
 
Lona non mi puoi rimproverare
sto strisciando
ho imparato ad abbaiare
 
Non parlo non rido non piango
mi gratto mi annuso
mi rotolo nel fango
 
Cammino a quattro zampe
non vedo più il cielo
comincio a ringhiare
mi è cresciuto anche il pelo
 
E mangio come un cane
e dormo come un cane
e frugo per terra col muso
 
E ti odio come un cane
ti sbrano come un cane
ti ammazzo come un cane rabbioso
 
Non ne posso più
non ho più rimorsi
non ho più pietà
non mi importa un cazzo
ti ammazzo ti ammazzo ti ammazzo
 
(Tre spari)
 
Lona a che pensi? Lona lo sento che pensi a qualcosa, non sono violento. Non c’ho niente da dimostrare io, te lo sei inventata tu che io ero il padrone, io non sono violento. La dovevi smettere di chiedere, è tutto lì. Chiedere sempre chiedere, e poi tu chiedi male, è quel chiedere e non chiedere, aver paura. Ferita ecco ferita, sempre ferita, con quegli occhi lì guardala, non c’è niente di peggio di chi ci resta male, di tutti i modi di chiedere è il più tremendo, è meglio che uno dica voglio voglio, bau bau, mica, uou. Fai la vittima eh? E quando fai la vittima credi di essere remissiva, e invece sei violenta. Si, sei tu che sei violenta, perché? La violenza la si fa solo col fucile? E la violenza docile? la violenza non aggressiva? La violenza di chi non ce la fa a star solo e non può essere abbandonata, e fa quella faccia lì quegli occhi lì che conosco a memoria, che fanno finta di dire, tu puoi far tutto, puoi anche andartene via. Non è vero, non è vero che esistono due possibilità, io ce n’ho una sola, e questa è violenza, non posso andar via perché mi ricatti col tuo dolore assurdo, scusa, mi ricatti col tuo grande amore. A me non mi fa niente bene essere amato molto, almeno così. 
Dammi retta, appena uno ti ama così scappa. Non è mica gratis, e pensare che c’è chi si lamenta perché non è amato, e essere amato allora? E’ una cambiale, prima o poi la paghi. Una cambiale a scadenza indeterminata, ma incombe. Un incubo. Mi piacerebbe essere un camionista, coi vetri tappezzati di cani e di donne, ma lì, solo lì per guardarli  prima di dormire, insomma, si fa per dire. No non ti offendere Lona, non l’ho detto per te, certo certo, se avessi avuto un camion ti avrei portata con me.
 
Poi mi ricordo che 
senza un preciso ricordo
rivedevo gli amici 
come un convalescente
 
Camminando in un posto 
affollato e un po' assurdo
con la faccia di uno 
che ne ha passate tante
 
E il mio orecchio un po' sordo 
e un po' assente registrava 
le parole di un amico che mi raccontava
tutto quello che era successo quando non c’ero
statistica di coppia sopravvissuti zero

 

Dall'album Libertà Obbligatoria - tracce:

 

Libertà Obbligatoria 1976/1977 


 

PRIMO TEMPO

  1. Introduzione (prosa)
  2. I Reduci
  3. L'Inserimento (prosa)
  4. Flash
  5. Le Carte
  6. Il Delirio
  7. La Cacca Dei Contadini (prosa)
  8. Il Comportamento
  9. Il Dono (prosa)
  10. Lona (canzone-prosa)
  11. Il Sogno di Gesù (prosa)
  12. L'Uomo Muore

 

SECONDO TEMPO

  1. La Solitudine
  2. La Coscienza (prosa)
  3. La Smorfia
  4. I Partiti (prosa)
  5. Le Elezioni
  6. Il Tennis (prosa)
  7. Quando Lo Vedi Anche
  8. L'America (prosa)
  9. Si Può
  10. Il Sogno Di Marx (prosa)
  11. Il Cancro
  12. Finale (prosa) - bis
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