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La Fondazione Giorgio Gaber nasce nel 2006, proseguendo nell'attivita' svolta dall'omonima Associazione Culturale costituitasi all'indomani della scomparsa dell'artista. Gli obiettivi principali della Fondazione sono la divulgazione e la valorizzazione della figura e dell'opera dell'artista rivolta in particolare alle fasce di pubblico piu' giovane.

La Paura (prosa)

 

Testo La Paura (prosa) - 1978/1979

 

E camminando di notte, nel centro di Milano, semideserto e buio e vedendomi venire incontro, l’incauto avventore, ebbi un sobbalzo nella regione epigastricoduodenale che a buon diritto chiamai, paura o vigliaccheria emotiva.
Sono i momenti in cui amo la polizia. E lei lo sa, e si fa desiderare. Si sente solo il rumore dei miei passi, avrei dovuto mettere le Clark.
Cappello in testa, e impermeabile chiaro che copre l’abito scurissimo, l’uomo che mi viene incontro, ha pochissime probabilità di essere Humprey Bogart. Le mani stringono al petto qualcosa di poco chiaro. 
Non posso deviare, mi seguirebbe, il caso cane gatto è un esempio tipico. Finché nessuno scappa, non succede niente, appena uno scappa, quell’altro ... Ed è giusto, perché se uno scappa, deve avere una buona ragione per essere seguito, altrimenti che scappa a fare? Da solo. In quel caso si direbbe semplicemente, corre, e se poi lui non mi seguisse, non ho voglia di correre come un cretino alle due di notte per Milano, senza le Clark. Proseguo per la mia strada, non devo aver paura, la paura è un odore, e i viandanti lo sentono. Sono peggio delle bestie questi viandanti, è chiaro che lo sentono. 
Ma perché sono uscito? Non si è mai abbastanza paurosi. Avrei dovuto chiudermi in casa, e scrivere sulla porta, non ho denaro, a titolo di precauzione, per scoraggiare ladri e assassini. E lo strangolatore solitario? Quello se ne frega dei soldi. Dovrei andare a vivere in Svizzera, non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente.
Ma l’importante ora è andare avanti, deciso. Qualsiasi flessio¬ne, potrebbe essere di grande utilità al nemico. La prossima traversa è vicina e forma un angolo acuto, nessuno sa cosa c’è dietro l’angolo. Questa qui dell’angolo mi è sempre sembrata una cazzata e invece è importante, vedi? Però sento che lo potrei raggiungere, l’angolo, ma il nemico avanza, allunga il passo, o è una mia impressione?
Ricordati del cane e del gatto, anche lui ha paura di me, è una legge. Devo puntargli addosso, come un incrociatore sì, avere l’aria di speronarlo, ecco, così. E’ lui che si sposta, disegna una curva.... no, mi punta. 
Siamo a dieci metri, tengo gli occhi bassi ma lo vedo benissimo, è un uomo enorme, misterioso. Le mani stringono al petto un grosso e pesante libro, oh oh oh, un libro, guarda come lo tiene, chi crede di fregare? Una bomba, certamente una bomba, confezionata dentro un breviario, uuuuuh come son furbe le forze del male. 
Ecco, è a cinque metri, due metri, addio, è finita, sono un eroe nazionale. 
Era un pastore anglicano. Mi sono sempre stati sul cazzo i pastori anglicani, presuntuosi imponenti spavaldi! 
Viva la chiesa cattolica! Viva il papa!

Devo fare un’esperienza
io lo so per esperienza

 

Presente negli album:

 

Polli D'Allevamento

Polli D'Allevamento 1978/1979

 

Il Teatro Canzone

Il Teatro Canzone 1991/1992

 

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